domenica 17 gennaio 2010

17 di Gennaio
Una volta era festa di precetto. Oggi, solo in Chiesa, soprattutto dei paesini, chi crede ed anche chi no, la gente va a Messa a prendersi poi, già benedetti, i pani di S'Ant'Antonio, e dopo nella ciotola si dovrebbe lasciare un po' di centesimi. I pani una volta erano per le bestie. Questa mattina, girando in città, ho visto gente che si portava via dalla Chiesa enormi sacchetti pieni, certamente di pani, il che vuol dire che- più che mai oggi- "l'uomo é una bestia", come già diceva Arbore alla Radio in "Alto gradimento". Un tempo, finita la festa della Befana, i parroci e i cappellani giravano per le campagne e, casa dopo casa, lasciavano nella stalla, dopo aver dato la benedizione agli animali, i pani benedetti, sperando che l'Arzdora li desse sbriciolati un po' in giro a tutti, senza lasciarseli rubare dai bambini, figli o nipotini. La sera prima della festa del 17 nelle varie case della campagna si faceva la Veglia, ed al solito bicchiere di vino si sarebbero aggiunte, per far festa, o delle castagne arrostite o lessate, oppure "cuciaroli" ed "anime". Poteva darsi che in qualche stalla vi arrivasse d'improvviso, quella sera, un "Fulesta", cioè un cantastorie oppure un suonatore di mandolino o di organetto, ed allora, invece di sentire favole e leggende, qualcuno avrebbe anche ballato.
Invece nel paese i ragazzi si vedevano in piazza o nelle piazzette e, mentre dicevano battute e barzellette, speravano di veder arrivare le ragazze col permesso dei genitori, che poi, accompagnati da qualcuno dei più grandi si sarebbe andati tutti nella sala da ballo. Il giorno dopo, cioè il 17, la festa era tutta per il Santo, con la messa, mentre al pomeriggio la Chiesa era piena dentro e fuori per la benedizione degli animali, piccoli e grandi che fossero che, in certe zone del paese, c'erano ancora le stalle e, di sicuro, lo stallatico per i cavalli.
Sant'Antonio apparentemente così docile e disponibile, era anche famoso per le battute e barzellette a lui attribuite. A volte, però, potevano scambiarsi i santi, Antonio Abate e Antonio di Padova, lo spagnolo. Ad esempio "Sant'Antonio mio benigno/di pregarti non son degno/per virtute e responsorio/fammi grazia Sant'Antonio". Oppure un'altra "Sant'Antonio abate/senza moglie come fate?/E voi che l'avete come la mantenete?/Con aglio e con cipolla io mantengo la mia moglia!" Su l'Abate c'erano anche storielle che ai nipoti, come a tutti, raccontavano soprattutto le nonne. Io sono riuscita a raccoglierne una, regalatami da uno scrittore mio amico, che abita non nella piana ma nelle colline ed ora la regalo io a voi. C'era una volta un piccolo possidente che era curioso, ma proprio molto curioso. Lui, pur credendo, come tutti, che, come voleva la tradizione le bestie a Mezzanotte della festa del Santo Abate, si sarebbero messe a parlare, avrebbe però voluto anche sapere che cosa avrebbero detto le bestie, parlando. Ad esempio di che cosa mai avrebbero parlato i suoi buoi nella stalla? Poichè la sua curiosità gli rodeva nell'anima, un anno il pomeriggio del 16 prima dell'imbrunire, scese nella stalla e pian piano si nascose in un posticino segreto stando lì ad aspettare la Mezzanotte. Ma i suoi buoi, che della stalla erano i veri padroni, lo videro arrivare e nascondersi e subito capirono il desiderio del loro padrone. Così muggendo piano tra loro s'accordarono per punirlo a dovere. A mezzanotte in punto la stalla si animò della loro conversazione, per cui, dopo aver detto tutti i beni possibili di Sant'Antonio, Ro prese a dire Bunì," come poi faremo con il padrone che lo ammazzano?" E Bunì"Caro Ro, ne sono proprio addolorato perchè questo padrone, nonostante i suoi difetti, a me andava bene, e sapere che tra poche ore vengono i briganti e lo ammazzano a me ..." A questo punto le voci di Ro e di Bunì scomparvero di fronte all'urlo del padrone che con un salto ed una gran rumore, uscito dalla stalla si mise a correre all'impazzata. E corre ancora, se è vero che certi uomini del paese dicono che l'han visto, di recente, correre ancora uno a Mosca ed un altro a Timbuctù.

3 commenti:

  1. Buonasera, ho appena letto la soria dei buoi e del loro padrone,una simile la raccontava a noi bambini anche la mia nonna.....e sempre lei , quando tornava dalla messa per la festa di Sant'Antonio Abate, ci costringeva a mangiare il pane benedetto che a noi non piaceva affatto, dato che era secco e insipido.
    Grazia, oggi ho scritto due righe sull'altra pagina , spero di non essere troppo invadente....
    un saluto da Giovanna.

    RispondiElimina
  2. Oggi 20 gennaio é SAN SEBASTIANO: un tempo era ritenuto il giorno più freddo dell'inverno, tanto che un proverbio diceva" par S.Bascèn e trema ènca la còuda de caèn".....Saluti da Giovanna.

    RispondiElimina
  3. Bellissima la notizia su San Sebastiano. Sapevo che lei Giovanna poteva rifornire notizie...preziose. Grazie e a risentirci per San Paolo, il 25 gennaio.

    RispondiElimina