venerdì 2 luglio 2010

Il rinnovo dei patti agrari nel 1920.



Dal 1919 al 1920, nel cosiddetto “ biennio rosso”,numerose proteste e vertenze che riguardano il mondo agricolo conoscono momenti di asprezze e scontri violenti ( due scioperanti vengono uccisi nel Reggiano e molti i feriti e i malmenati un po’ in tutta l’Emilia-Romagna e nel Veneto)e le tensioni e i sabotaggi provocheranno poi la reazione di agrari e fascisti, la nuova “forza emergente”.
Braccianti e mezzadri un po’ dovunque incrociano le braccia , chiedono un rinnovo e un miglioramento dei patti colonici e resistono davanti al rifiuto dei proprietari” poco inclini a concessioni e fiduciosi nell’ascendente morale che finora è stato grandissimo e che ritenevano di aver conservato sui coloni”.
Siamo nel luglio del 1920, precisamente il 4.
I coloni in Romagna sono in sciopero per i patti agrari che ancora non sono stati firmati dai proprietari locali e tra i contadini della Tenuta Torlonia ,che allora contava 144 poderi, qualcuno propone di portare in paese, a San Mauro,per protesta, tutto il bestiame adulto e legarlo qua e là,perfino sul sagrato della Chiesa.
Così avviene una vera e propria invasione di bovini, in attesa dell’arrivo del sindacalista che doveva arrivare in motoretta e portare notizie in merito , il quale arriva solo verso sera con la conferma che i patti erano stati finalmente firmati e che tutti potevano tornare a casa e al lavoro.
Se i mezzadri potevano considerarsi soddisfatti, un po’ meno però lo erano i cittadini di San Mauro,che in una giornata afosa e piena di sole come poteva essere il 4 luglio,avevano sopportato circa 500capi di bestiame che avevano lasciato il paese pieno di sterco , di mosche e di un puzzo di orina da non respirare.

3 commenti:

  1. Giuseppe Corazzin, modello cristiano di impegno a favore degli ultimi.
    Nacque il 4 marzo 1890 ad Arcade(Treviso).Nel 1908 conseguì il diploma presso la Scuola Enologica di Conegliano.Nel 1910 entrò nella direzione diocesana di Azione Cattolica come segretario dell'Ufficio Cattolico del Lavoro e contribuì a fondare le prime Leghe Contadine Bianche, aderenti al Sindacato veneto tra i lavoratori della terra. Iniziò così la sua attività di sindacalista.Nel '14 assunse una decisa posizione di avversione per la guerra ( "La guerra per la pace? No, la guerra per la pace é un'utopia che non può essere presa neanche in considerazione...".)Tuttavia, quando l'Italia entrò in guerra, egli ritenne un dovere civile non sabotare la scelta del governo. Il 24 Maggio 1915 fu chiamato alle armi e venne decorato con medaglia di bronzo sul Sabotino dove riportò una grave ferita alla gamba sinistra.Finita la guerra nel 1918 contribuì a fondare a Roma la Confederazione italiana dei lavoratori (CIL), precorritrice della CISL e fu eletto vicesegretario nazionale. Contemporaneamente ad una attività politico-amministrativa e giornalistica, nel dopoguerra Corazzin riprese la sua attività sindacale nel trevigiano, riorganizzando l'Unione Provinciale del Lavoro.Nel '20 le Leghe Bianche arrivarono a 250 con 110.000 iscritti, ma il '20 fu l'anno delle grandi lotte per il rinnovo dei patti agrari; egli fu a capo delle imponenti lotte contadine nella Marca ma, di fronte all'atteggiamento dilatorio della parte padronale, le Leghe Bianche passarono ad un'azione più efficace dello sciopero disponendo che i contadini si considerassero già in affitto e non consegnassero ai padroni gli anticipi che sarebbero loro spettati, fino all'approvazione definitiva dei nuovi patti.Finalmente si giunse ad un accordo che riconobbe i nuovi patti agrari, tuttavia la reazione degli agrari non si fece attendere, che si servirono dei fascisti provenienti da Ferrara e Rovigo. Essi incendiarono tutte le tipografie dove si stampavano i giornali del sindacato. La crescita delle tensioni sociali e l'aumento delle vessazioni fasciste corrisposero alla diminuzione delle libertà d'azione e sindacali.Dopo il delitto Matteotti Corazzin divenne il punto di riferimento nazionale per l'opposizione politica e morale al regime. In una sera dell'ottobre del 1924 venne aggredito da una squadra di camicie nere assieme alla moglie che perse il figlio di cui era incinta. Il 18 novembre morì di peritonite a seguito dei postumi del pestaggio che aveva subito, ma anche a causa delle ferite che aveva riportato in guerra.

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  2. Grazie Franco per queste notizie.
    Oggi certi diritti ci sembrano ovvi, ma quanti uomini hanno lottato e sofferto per ottenerli,anche per chi è stato spettatore passivo e spesso compiacente !!!

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  3. Cara Giò, ti ringrazio per...i ringraziamenti peraltro immeritati. Tu sei veramente brava e sempre puntuale nel pubblicare le notizie giuste al momento giusto. Per merito tuo il blog va avanti che noi...battiamo la fiacca! Ciao, Franco.

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