giovedì 9 settembre 2010

Conseguenze della pellagra, malattia della miseria.


La diffusione del mais come alimento di base, provocò l’insorgere di una tremenda malattia da carenza nutrizionale chiamata pellagra.
In Italia, soprattutto nelle zone settentrionali e appenniniche , colpiva in maggioranza i contadini e i braccianti : già nel 1830 in Lombardia vi erano più di 20.000 pellagrosi, che nel 1856 superavano i 38.000 ;fra il 1887 e il 1910 causò 86.000decessi ufficiali e altri 20.000 tra il 1920 e il 1940.
Senza contare l’aumento dei casi di pazzia , a cui questa malattia portava, tanto che alla fine dell’800, nel manicomio femminile di Venezia su 500 ricoverate più di due terzi lo erano a causa della pellagra.
In sostanza era una malattia della miseria e del cattivo cibo, soprattutto per l’esclusivo e insufficiente consumo di polenta e acqua, e quest’ultima non sempre sana e potabile.
A peggiorare le cose , la polenta era spesso fatta con granoturco guasto dall’umidità per mancanza di forni per l’essicamento e di ventilatori , e quindi fermentato o addirittura germogliato in depositi mal riparati.
Duro lavoro per 10, 12 ,a volte 14 ore al giorno ,cibarsi poco e male con prevalenza di polenta mattina, mezzogiorno e sera quando andava bene ,abitare case fredde e malsane, portava in gran numero ad ammalarsi e spesso a morire all’ospedale dei pazzi.
La pellagra è una malattia lenta e lunga, con sintomi che durano alcuni mesi e che ripetendosi di continuo esauriscono il malato irreparabilmente con dolore al capo e alla schiena , formicolio alle estremità, bruciore allo stomaco, calo della vista e dell’udito, tremori alle articolazioni.
Insomma, dietro alla pellagra stava una profonda miseria e una drammatica questione sociale, che portò via via all’aumento progressivo dell’emigrazione di famiglie intere di disperati, che cercavano all’estero una migliore speranza di vita.

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