sabato 6 novembre 2010

L'osteria, posto per soli uomini.



“La vecchia osteria di una volta non era luogo da donne”.
Così inizia l’articolo di Mario Lapucci dal quale attingo queste notizie sulle osterie di paese e di campagna , luoghi ormai scomparsi e ritrovo di soli uomini.
Soltanto le signore di città,quelle svergognate borghesi , osavano andare al caffè o al circolo con i mariti ai quali si permettevano perfino di camminare a fianco per la strada.
L’antica morale contadina e il gallismo della gente di Romagna , imponeva alla donna di stare al suo posto e per strada di camminare un po’ indietro al suo uomo, alla sua sinistra.
Eppure ci sono state in Romagna ostesse famose , immortalate in romanzi e racconti ,ma erano lì soltanto per servire i clienti.
Le osterie di un tempo erano quasi sempre arredate con lunghe tavole affiancate da panche, più raramente si vedevano tavolini e sedie.
L’oste stava dietro al suo bancone ,in fondo alla stanza sempre fumosa , con un grembiule vagamente pulito alla vita intento a versare il vino richiesto nei misurini di vetro o nelle “mezzette piombate” col timbro dell’ufficio metrico.
A fianco teneva lo scaffaletto delle carte da gioco,e faceva i conti col gesso spesso sul piano del bancone , sul quale ogni tanto passava uno straccio, anch’esso poco pulito.
Alcune osterie avevano il gioco delle bocce sotto una pergola ombrosa e i giocatori si sfidavano in epiche partite che avevano come posta regolarmente il litro di vino ,seguiti dagli apprezzamenti o dalle critiche degli spettatori.
In altre si poteva trovare anche da mangiare: cibi semplici , intingoli di coniglio, umidi, trippa, minestre con fagioli o ceci, formaggio e salame, cibi che ben si accompagnavano con un bel bicchiere di vino rosso.
Alla sua stagione non era difficile trovare cocomeri, tenuti in fresco nel pozzo e spaccati sul tavolo con un deciso colpo di coltello.
In queste osterie gli avventori, nel bicchiere di vino , cercavano per lo più una consolazione per i guai della vita, la ricorrente miseria e i litigi in famiglia ; si sfogavano i rancori, si raccontavano i problemi , si facevano interminabili partite a carte, ma si concludevano anche affari e contratti di raccolti e vendite di bestiame.
E se poi capitava il forestiero era anche una buona occasione per avere notizie del mondo.

3 commenti:

  1. Allora quando mia moglie si lamenta che cammino troppo veloce e lei deve seguirmi qualche passo indietro, è una sorta di "gallismo romagnolo" o solamente la fretta di interrompere lo shopping che non amo?

    RispondiElimina
  2. Olindo Guerrini, a proposito di Ostesse, dice de la Zabariona:

    Burdell sa n'è savì la Zabariona
    La staseva in t'e' borg d'Porta Indariana
    E la vindeva la canena bona
    Senza sdaziè mai marascon in Dugana

    Lì, la puretta, l'era una grassona
    Cun un cul ch' e'pareva una capana
    E la faza piò tonda ch'n'è la lona

    E la sera, a caval d'una scarana,
    La surnacieva, porca buzarona,
    Cun dal scurezzi baiunetta in cana.

    RispondiElimina
  3. Se si vuole avere un'idea di come fossero le osterie in Romagna appena ieri, vi invito a leggere "L'osteria del gatto parlante" di Francesco Serantini, il più grande e misconosciuto scrittore di Romagna. Leggetelo e ne sarete affascinati, a dir poco. Ve ne trascrivo poche righe. " L'osteria del Gatto parlante sorgeva solitaria, circondata da vecchi ulivi, sul poggio di una valle incassata dove si snodava una mulattiera che costeggiava il torrente traversandolo più volte e che d'inverno diveniva quasi impraticabile. Il torrente segnava il confine tra la Repubblica di San Marino e l'italia...."

    RispondiElimina